La percezione e l’illusione di Pinocchio

I fusi neuromuscolari sono degli organi di senso propriocettivi, posti nei muscoli. Ci danno informazioni sulla lunghezza dei muscoli e sulla loro variazione di lunghezza. Oltre che per via fisiologica, è possibile attivarli stimolando meccanicamente il tendine con uno stimolo vibratorio. Se si applica questa stimolazione al bicipite la percezione che ne risulta è quella di una estensione del braccio, anche se il braccio rimane fermo. Se questo viene fatto mentre contemporaneamente le dita del braccio stimolato tengono la punta del naso, si produce una condizione paradossale e apparentemente inconciliabile: il braccio si estende ma le dita rimangono attaccate al naso. Il sistema percettivo risolve questa incompatibilità senza lasciarci in un vuoto cognitivo o in uno stato incerto: quello che percepiamo è che il braccio si estende, la mano si allontana dalla faccia e il naso… si allunga [si veda: Lackner, J.R. (1988) Some proprioceptive influences on the perceptual representation of body shape and orientation. Brain 111, 281­297].

È un po’ che sto studiando la percezione. Cercando di capire come l’organismo instaura le relazioni tra realtà e percezione, come le regola, quali processi segue. Ci sto lavorando con esperimenti ed esaminando la letteratura.

È sorprendente ritrovare nei risultati e nelle idee di altri le proprie deduzioni e i propri pensieri, o almeno parte di essi. Ritrovare le stesse strade, o anche solo di procedere nella stessa direzione. Di fronte agli stessi interrogativi si tende a esplorare le stesse soluzioni. Questo me lo aspetto, ma ciò che mi sorprende è che vale anche per quelle posizioni che a un primo sguardo, dando retta al senso comune e a ciò che sembra naturale, sembrano speculazioni fantasiose e slegate dalla realtà. E se questo ritrovarsi insieme non costituisce in alcun modo una prova della correttezza delle proprie ipotesi, per lo meno si ha il conforto di non essere soli e alla deriva. Accumulandosi prove ed evidenze, riscoprendosi su sentieri in parte già percorsi, ci si può dire che vale pena di continuare, che forse si è sulla strada buona… o una qualche trappola concettuale.

Forse, però, la cosa più gratificante è finalmente comprendere, interiormente e intimamente, che cosa questi altri volevano dire. Mi accorgo che prima —per quelle ipotesi e argomentazioni che già conoscevo— ne capivo il discorso da un punto di vista logico, ma non ne comprendevo il reale significato e la necessità da cui proveniva. Anche se magari affascinato, rimanevo scettico sulla possibile corrispondenza tra quello che dicevano e la realtà del mondo. Ne rimanevo estraneo, distaccato ( = non toccato).

Dunque — Niente sembra più naturale e semplice del percepire.

La comprensione della percezione, di come avvenga e di che cosa sia, pone, inaspettatamente, molte questioni. Il tentativo di risolverle ha prodotto molti tentativi di soluzione. Per primi se ne sono occupati i filosofi, a cui si sono poi affiancati i fisiologi, gli psicologi, i neuroscienziati, i matematici, gli ingegneri…

Niente sembra più naturale di considerare il mondo come il fondamento della realtà, con noi che in esso ci muoviamo. La percezione sarebbe uno dei tanti eventi che accadono nel mondo.

Eppure, guardando con più attenzione, ci si accorge che le cose non sono così semplici.

Che cosa non è e che cos’è

  • La percezione non è una diretta proiezione della realtà dal mondo esterno alla nostra coscienza.
  • Non è una mappatura del mondo.
  • Non è una ricostruzione fedele del mondo. Non solo non è fedele, ma non è neanche una ricostruzione.

Ciò che percepiamo non è ciò che è.

Tutt’al più la percezione è un modello interpretativo finalizzato a un’interazione efficace con il mondo. Non deve essere accurata, deve permetterci comportamenti efficaci.

Per rendercene conto ci sarebbero tanti esempi da fare. Per iniziare, basta pensare alle tante illusioni percettive, ottiche o di altre modalità (come quella del naso di Pinocchio). Si vedano, ad esempio, le illusioni descritte sul sito del laboratorio di Dale Purves.

Come appare il colore dei quadratini al centro della faccia superiore e anteriore?

”]Il pensiero oggettivo è quello che ci viene più naturale, e di questo dice Maurice Merleau-Ponty [Phénoménologie de la perception, 1945; ultima edizione italiana: Fenomenologia della percezione, Bompiani, 2009]:

Il pensiero oggettivo ignora il soggetto della percezione. Esso si dà infatti il mondo bell’e fatto, come contesto di ogni evento possibile, e tratta la percezione come uno di questi eventi.

Però, prosegue Merleau-Ponty, noi il mondo non lo possiamo conoscere oggettivamente, ma solo dal nostro interno. Per cui:

Vista dall’interno, la percezione non deve nulla a ciò che per altra via sappiamo sul mondo, sugli stimoli quali li descrive la fisica e sugli organi di senso quali li descrive la biologia. […] Tutto il sapere si installa negli orizzonti aperti dalla percezione.

Certo, per essere efficace deve rispettare certe assunzioni, ma tutto qui. Non deve e non può essere veritiera. Non c’è modo, visto che la percezione è il modo con cui conosciamo.

Assunti

  1. Coerenza con le altre modalità percettive.
  2. Compatibilità con le possibilità motorie.

La percezione sarebbe costruzione, modellata dall’evoluzione e dall’apprendimento individuale per essere efficace nel guidare i comportamenti. Anche di questo ci sono tracce e indizi, ma per ora termino qua.

Chi volesse approfondire può iniziare da questi due articoli:

  • Lackner and DiZio. Aspects of body self-calibration. Trends in Cogn Sci, 2000, 4:279-288. Scaricabile qui
  • Purves, Lotto, Williams, Nundy, and Yang. Why we see things the way we do: evidence for a wholly empirical strategy of vision. Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci, 2001, 356:285-297. Scaricabile qui
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